fine-rapporto2026-01-16

Preavviso dimissioni 2026: come calcolare giorni e decorrenza

Scritto da Alex Perrucci

Disclaimer: Questo articolo ha scopo puramente informativo. Non sostituisce il parere di un professionista. Verifica sempre le fonti ufficiali (INPS, Ministero del Lavoro).

In Sintesi

Il preavviso non si calcola con una tabella universale. Servono almeno CCNL, livello, anzianità e regola di decorrenza. Alcuni contratti fanno partire il conteggio subito, altri soltanto dal 1° o dal 16° del mese. Anche il significato di “giorni” cambia: possono essere di calendario o lavorativi. Se il lavoratore termina prima, il datore può chiedere un'indennità sostitutiva per la parte mancante.

Dove trovare il preavviso corretto

La durata è normalmente disciplinata dal CCNL applicato. Il nome del contratto collettivo e il livello si trovano nella lettera di assunzione o nella parte alta della busta paga.

Per calcolarlo servono:

  1. CCNL esatto e versione vigente;
  2. qualifica e livello;
  3. anzianità maturata alla data delle dimissioni;
  4. eventuale categoria speciale, come quadro o dirigente;
  5. regola sulla decorrenza;
  6. unità di calcolo: giorni di calendario, lavorativi o mesi.

Una tabella trovata online senza indicazione del testo contrattuale può essere vecchia o riferita a un livello diverso.

Decorrenza: il punto che genera più errori

L'invio telematico comunica la volontà di dimettersi, ma non significa sempre che il preavviso inizi nello stesso giorno. Alcuni CCNL prevedono finestre fisse, spesso il 1° e il 16° del mese.

Esempio puramente metodologico:

  • dimissioni trasmesse il 5;
  • CCNL con decorrenza dal 16;
  • il conteggio parte dal 16, non dal 5.

Nel modulo telematico la data di decorrenza delle dimissioni è normalmente il primo giorno in cui il rapporto non è più attivo. L'ultimo giorno lavorato è quindi il giorno precedente.

Giorni di calendario o lavorativi

Non bisogna presumere che siano sempre giorni di calendario. Il testo contrattuale può parlare di:

  • giorni di calendario, includendo sabati, domeniche e festivi;
  • giorni lavorativi;
  • mesi o frazioni di mese;
  • termini differenti per dimissioni e licenziamento.

La parola utilizzata dal CCNL è decisiva.

Assenze durante il preavviso

Malattia, infortunio, ferie e altre assenze possono sospendere o modificare il decorso del preavviso in base alla causa, al CCNL e alla giurisprudenza applicabile. Non è prudente spostare automaticamente la data finale senza verificare la regola specifica.

In particolare, le ferie durante il preavviso vanno concordate. Se vengono godute, occorre controllare se il periodo resta valido o se la cessazione slitta.

Procedura di calcolo

Passaggio 1: identifica il CCNL

Copia il nome completo dalla busta paga e verifica che non sia un contratto aziendale o territoriale con regole aggiuntive.

Passaggio 2: trova la tabella di recesso

Cerca nel testo vigente le sezioni “preavviso”, “dimissioni”, “risoluzione del rapporto” o “recesso”.

Passaggio 3: incrocia livello e anzianità

La durata può crescere con l'anzianità ed essere maggiore per i livelli elevati.

Passaggio 4: applica la decorrenza

Individua il primo giorno utile previsto dal contratto.

Passaggio 5: determina l'ultimo giorno di rapporto

Conta l'intero periodo secondo l'unità prevista e inserisci nel modulo telematico il giorno successivo come data di decorrenza delle dimissioni.

💡 Perché non basta contare quindici giorni dall'invio
Scenario: Paolo trasmette le dimissioni il 7. Il suo CCNL prevede quindici giorni di calendario con decorrenza dal 16 del mese.
Soluzione: Il conteggio non parte il 7. Paolo deve partire dal 16, contare i quindici giorni secondo il contratto e indicare nel modulo come decorrenza il giorno successivo all'ultimo giorno di rapporto.

Dimissioni senza tutto il preavviso

Il lavoratore può cessare prima, ma il datore può pretendere l'indennità prevista dall'articolo 2118 del Codice civile per la parte mancante. Il calcolo non coincide necessariamente con la sola paga base: può comprendere gli elementi retributivi che sarebbero maturati nel periodo secondo la disciplina applicabile.

Non si deve però scrivere che la trattenuta avviene sempre e automaticamente dal TFR. La compensazione deve rispettare i conteggi e le regole sui crediti reciproci; se l'importo è contestato, va verificato.

Quando il preavviso può non essere dovuto

Tra i casi da esaminare:

  • dimissioni per giusta causa;
  • recesso durante un periodo di prova valido;
  • rinuncia espressa del datore al preavviso;
  • accordo tra le parti su una data anticipata;
  • specifiche tutele o discipline speciali.

La semplice urgenza personale non elimina da sola l'obbligo.

Checklist finale

  • CCNL e livello verificati sulla busta paga;
  • anzianità calcolata correttamente;
  • testo contrattuale aggiornato;
  • decorrenza controllata;
  • giorni di calendario/lavorativi distinti;
  • assenze previste valutate;
  • ultimo giorno di rapporto separato dalla data di decorrenza;
  • conferma scritta se l'azienda rinuncia a tutto o parte del preavviso.

Fonti

Riferimento Normativo
Art. 2118 Codice civile
Prevede il recesso con preavviso dal rapporto a tempo indeterminato o, in mancanza, l'indennità equivalente.

Approfondimenti collegati